FEDERICA CANDIDO - BIOLOGO NUTRIZIONISTA GENOVA CENTRO - RAPALLO E LA SPEZIA

IL FERRO

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Il ferro è un nutriente essenziale per il benessere del nostro organismo poiché è un minerale necessario per la produzione dell’emoglobina, proteina presente nei globuli rossi che serve a trasportare l’ossigeno in tutto il corpo. Il ferro, inoltre, interviene nella costruzione della mioglobina, proteina che si lega all’ossigeno presente nelle fibre muscolari, ed entra a far parte di vari enzimi che svolgono ruoli fondamentali in numerose reazioni metaboliche.

Il ferro presente nell’organismo deriva dall’alimentazione che, se varia e bilanciata, consente di mantenere l’equilibrio tra le perdite quotidiane di tale minerale (attraverso la sudorazione, l’urina, le feci, la desquamazione delle cellule intestinali, il ciclo mestruale e l’allattamento nelle donne, ecc.) e la sua introduzione con il cibo.

Negli alimenti, il ferro è presente in due forme con diversa importanza dal punto di vista nutrizionale:

  • ferro eme, più facilmente assimilabile, presente nelle carni (fegato, manzo, prosciutto, bresaola, pesci, molluschi e crostacei) legato a proteine, le emoproteine
  • ferro non-eme, di origine vegetale (cavoli di Bruxelles, spinaci, cacao, mandorle, fichi secchi) in forma inorganica

La differenza tra questi due tipi di ferro è nel diverso meccanismo con cui viene assimilato: il ferro eme è assorbito da siti altamente specifici presenti nella mucosa intestinale e non è influenzato dalla presenza di sostanze che ne diminuiscono o aumentano l’assimilazione; per il ferro non-eme non ci sono meccanismi specifici, l’assorbimento è variabile ed è influenzato da altre sostanze.

Il ferro introdotto con la dieta è trasportato all’interno dell’organismo da una proteina, la trasferrina, ed è accumulato nel fegato sotto forma di ferritina, una proteina di deposito. Quando una persona ha una mancanza di ferro, il corpo utilizza in maniera automatica le riserve mantenendo così, finché esse non si esauriscono, livelli normali del minerale nel sangue. Per controllare se c’è una carenza di ferro è, quindi, necessario misurare sia il contenuto di ferro sia di ferritina.

Gli alimenti di origine animale che contengono una maggior quantità di ferro in forma eme, quindi più facilmente assimilabile, sono:

  • fegato e le frattaglie
  • carni, in particolare quella di tacchino
  • pesce
  • tuorlo d’uovo

Gli alimenti di origine vegetale più ricchi di ferro non-eme sono:

  • legumi
  • funghi secchi
  • frutta secca (ad es. le albicocche secche)
  • cereali integrali (ad es. il riso)
  • farina di soia
  • verdure a foglia verde scuro (ad es. il crescione e il cavolo riccio)

Per quale motivo la carenza di ferro non è così diffusa come ci si potrebbe aspettare in persone che non mangiano cibi con ferro facilmente assimilabile? Perché i vegetali hanno spesso un buon contenuto di ferro e anche di vitamina C (soprattutto in broccoli e cavolo cappuccio), che aumenta l’assorbimento del ferro non-eme da parte dell’organismo.

Al contrario, tutti i cibi che contengono buone quantità di calcio (latte e derivati) e di tannini (caffè, tè) se assunti assieme ai cibi ricchi di ferro non-eme, ne riducono l’assorbimento poiché formano con esso dei complessi insolubili che inibiscono l’assimilazione del ferro stesso. Inoltre, la presenza di fitati (sostanze che inibiscono l’assorbimento di nutrienti) in alimenti di origine vegetale contenenti ferro, come legumi e cereali integrali, può ostacolarne ulteriormente l’assorbimento.

Per ridurre la presenza dei fitati nei cereali e nei legumi è sufficiente cuocerli dopo averli lasciati a bagno in acqua tiepida con mezzo limone per diverse ore; per diminuire i tannini del tè basterebbe ridurre il tempo di infusione e aggiungere succo di limone; per i tannini del caffè sarebbe sufficiente berlo lontano dai pasti; per ridurre gli effetti del calcio, sarebbe utile non eccedere nel consumo di latticini durante i pasti.

Qualora l’introduzione di ferro con la dieta non sia sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero si può fare ricorso ad alimenti fortificati con ferro come, ad esempio, alcuni tipi di cereali per la colazione.

L’anemia da carenza di ferro o anemia sideropenica è una malattia caratterizzata da un ridotto quantitativo di ferro nell’organismo

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, deve considerarsi accertata (diagnosticata) quando i valori di emoglobina nel sangue sono al di sotto di 12 grammi per decilitro (g/dL) nelle donne e di 13,4 g/dL negli uomini.

I sintomi più comuni sono:

  • mal di testa ed emicranie frequenti e prolungate
  • colorito pallido della pelle
  • affaticamento e spossatezza anche a riposo
  • difficoltà respiratorie anche in di esercizio fisico

Nelle donne in età fertile, la più comune causa di anemia da carenza di ferro è la mestruazione abbondante, che provoca significative perdite di sangue.

Durante la gravidanza le richieste di ferro dell’organismo triplicano, sia per la naturale espansione del numero di globuli rossi, sia per lo sviluppo del feto e della placenta.

Malattie dell’apparato gastro-intestinale come la celiachia, la gastrite, cure a base di farmaci anti-acidi (indicati per la gastrite, l’ulcera peptica, la malattia da reflusso gastro-esofageo) come gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo) e gli H2-antagonisti (ranitidina), gli interventi chirurgici come il bypass gastrico, la resezione intestinale possono provare carenze di ferro a causa di malassorbimento.

Fonte:

www.issalute.it

Disclaimer: Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non costituisce diagnosi né trattamento e non sostituisce il consulto con un medico o altro professionista sanitario qualificato.

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